Dipendenza da smartphone. Vittime e carnefici.

Dal recente sondaggio dell’organizzazione no profit Common Sense Media su un campione di genitori e figli:

  • 80% dei teenager afferma di guardare il telefono ogni ora. Fra questi il 72% ha il bisogno di rispondere subito ai messaggi ricevuti.
  • 56% dei genitori ammette di controllare i messaggi mentre è alla guida.
  • 51% dei figli riferisce di aver visto i genitori utilizzare lo smartphone durante la guida.

Dal punto di vista marketing e personal branding, l’indagine riportata in questo articolo, conferma ancora una volta la grande opportunità che ci viene servita su un piatto d’argento. Il mondo social e, soprattutto, dei contenuti per dispositivi mobili, è il bacino d’utenza verso il quale indirizzare i nostri messaggi e su cui lavorare per la propria (e dei nostri clienti) “social reputation”, una delle mission di DOT e parte del core della nostra attività.

D’altra parte, sotto l’aspetto sociale (appunto), è triste notare la grave incapacità di gran parte di alcune categorie di utenti, nella gestione  e utilizzo dei mezzi e dei contenuti di cui sono venuti in possesso forse troppo facilmente e velocemente. L’uso sfocia, nei casi più gravi, in una dipendenza, in una presenza ossessiva sui social, in un uso compulsivo delle APP, e rischia realmente di diventare un ulteriore peso sociale (appunto…).

E allora noi creativi, noi consulenti per l’immagine sociale, da che parte siamo? Carnefici o vittime?

Forse un’idea, aggiungiamo alle nostre produzioni una bella dicitura:

“La visualizzazione prolungata e ripetuta di questi contenuti potrebbe nuocere alla tua salute mentale. Consulta un tuo amico, parente, o vicino di casa e andate insieme a svolgere un’attività fisica per scongiurare problemi sociali.”

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